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AFRICA

Africa è uno delle canzoni di genere rock leggero più famose e conosciute del gruppo americano Toto. Contenuta nel loro quarto album Toto IV, pubblicato nel 1982 e posizionata come traccia finale dell’album; ha una durata di 4:55 minuti. Il titolo del brano fa riferimento al continente africano e al suo territorio, utilizzati come strumento di libertà e di evasione, oltre che di scoperta e di amore per un posto.

La traccia è introdotta dal suono della batteria mista a quello della conga ed è costituita da due strofe alternate da un ritornello ripetuto alla fine di ogni strofa, a cui segue una breve sezione strumentale di flauto dopo la seconda strofa che conduce al ritornello finale, il quale conclude la canzone.

Il brano descrive l’amore che una persona prova per un paese o per un posto, in questo caso per l’Africa e la sua regione: inizia con la descrizione di un suono, la batteria che fa eco nella notte, e prosegue rappresentando lo scenario che il narratore ha davanti. Un uccello (probabilmente un’aquila rapace) che si alza in volo verso mezzanotte e mezza e con le sue ali illuminate dalla luna guida il protagonista verso la salvezza. Successivamente, mentre sta camminando, incontra un uomo vecchio a cui chiede di ricordargli delle vecchie parole o delle antiche melodie, cercando probabilmente un po’di saggezza o di conforto in esse e l’unica cosa che gli risponde il vecchio è di sbrigarsi perché lo sta aspettando laggiù. E così si passa alla seconda parte di questo viaggio, nella quale ci vengono presentati i cani selvaggi, i quali adornano la notte del paesaggio africano con i loro versi, desiderosi di compagnia; e continuando ancora avanti, mentre il narratore cerca di trovare una cura per un qualcosa che lo sta affliggendo internamente e che lo ha cambiato, si staglia all’orizzonte l’immenso Kilimangiaro che lo aiuta nella sua continua ricerca e scoperta, di sé come del luogo che sta battendo.



Nella canzone si fa riferimento all’Africa (ma in realtà è riferito con qualsiasi posto) come un luogo in cui perdersi, in cui riiniziare tutto da capo o semplicemente come un’area mai vista e mai percorsa da attraversare ed esplorare per vedere nuove realtà e ricercare noi stessi con la speranza, forse vana, di trovare tutte le risposte alle domande che ci attanagliano: ma forse non sarà così. Eppure, nel viaggio che si compie per questa ricerca, noi veniamo catturati e rapiti dall'incanto che produce su di noi un paesaggio nuovo e inesplorato, dalle persone che dispensano saggezza e dagli animali che, ognuno con il proprio grido, comunicano ogni giorno con la natura. E allora, solo in quel momento:


"I bless the rains down in Africa"

"Benedico le piogge giù in Africa"





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