Come smascherare un bugiardo osservando i muscoli del suo viso

Sarebbe bello se la vita reale fosse come la favola di Pinocchio, il quale si vedeva allungare il naso ad ogni bugia che raccontava.

Questa è solo una fantasia ma è comunque possibile capire se qualcuno sta mentendo dal volto di chi ci sta di fronte.


Basta concentrare la nostra attenzione non sul naso ma sui muscoli facciali.

Il nostro volto è un congegno complesso il cui scopo principale è quello di comunicare le emozioni, infatti ci sono ben 36 muscoli del viso che possono contrarsi in numerosi modi per generare tantissime emozioni.


Come fare dunque a capire se qualcuno sta mentendo?


Il primo consiglio è quello di analizzare il comportamento dell’individuo durante una conversazione comune. Studiare la sua mimica facciale quando è rilassata (perché non gli vengono poste domande “accusatorie”) in modo da capire come si muove quando il soggetto è sincero.


In una prima fase basta porre al soggetto domande di poco conto, come ad esempio “quale è il tuo colore preferito”?

Dopo di che si inizia con il porre domande che realmente ti interessano.

Se noti una netta differenza nella mimica del viso di chi hai di fronte quando gli rivolgi delle domande più “spinose”, probabilmente ti sta mentendo.

Mentire inoltre richiede uno sforzo cognitivo non indifferente e questo si ripercuote sul comportamento del bugiardo facendogli fare piccoli gesti innaturali che in una situazione normale non avrebbe mai fatto.


Il motivo per il cui il cervello si “affatica” mentre dice una bugia sta nel fatto che è difficile costruire una menzogna. Chi mente deve continuamente monitorare e controllare il proprio comportamento prestando molta attenzione ala reazione di chi sta cercando di fregare.


Secondo Vrij tre sono le motivazioni principali per cui ci è difficile capire se uno mente: mancanza di motivazione nel voler capire se uno mente (es., nel rapporto di coppia); difficoltà tecniche associate allo smascheramento della menzogna; errori comuni che vengono commessi nell’identificare una presunta bugia, in primis l’Errore di Otello. Inoltre vanno tenute in considerazione alcune ulteriori cause che tendono a rendere complicato lo smascheramento delle bugie:

  • Spesso chi è bravo a mentire cercherà di farlo solo su un dettaglio fondamentale, tenendo nel resto della storia dettagli perfettamente attendibili;

  • Chi riesce a non provare emozioni quali paura o senso di colpa ha più probabilità di sembrare credibile;

  • Uso di euristiche da parte dell’interrogatore (es., sta mostrando nervosismo quindi è colpevole; è vestito con abiti neri e/o è brutto!);

  • Fiducia nell’utilizzo di strumenti senza validità scientifica che dimostri efficacia reale nella valutazione della credibilità (es., BAI, VSA, poligrafo).

Le parole sono importanti, anzi, secondo Vrij (2008) sono il metodo diagnostico più efficace per verificare un potenziale inganno e ci consiglia di procedere con un approccio cognitivo:

  • Imporre un sforzo cognitivo intenso, ovvero rendere l’intervista più impegnativa (es., contemporaneamente alle dichiarazioni fargli compilare un documento o fargli disegnare l’avvenimento: chi dice la verità include più dettagli spaziali, ha meno timore di commettere errori e di inserire testimoni (Vrij e colleghi, 2012);

  • Incoraggiare il soggetto a parlare di più;

  • Inserire domande che non si aspettano;

  • Fare la stessa domanda ma in maniera diversa;

  • Chiedere di raccontare in ordine cronologico degli eventi, per esempio quelli svolti nell’arco della giornata, e successivamente chiedergli di ripetere con la stessa precisione l’ordine cronologico contrario degli avvenimenti. Quando diciamo una bugia, basata su episodi astratti, è molto più complicato riportare esattamente un ordine cronologico inverso (Evans e colleghi, 2013; Vrij e colleghi, 2008);

  • Quando possibile, intervistare gruppi di persone mettendoli a confronto (Klein & Epley, 2015; Vernham e colleghi, 2014);

  • Quando possibile videoregistrare l’intervista codificando i segnali comunicativi (verbali e non verbali).

Vi siete mai chiesti quali emozioni provano Verità e Menzogna? E se potessero parlare tra loro, cosa si direbbero? Probabilmente si accuserebbero a vicenda di dire rispettivamente sempre l’una la verità e l’altra la menzogna, lamentandosi di non riuscire mai a capirne il motivo. Questa è la più grande difficoltà. Possiamo capire quando una persona mente, ma certe volte il perché è quello da comprendere e su cui concentrarsi.


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Al prossimo articolo, un bacio, Miriana.

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