Il Narcisismo Patologico

Oggi con il termine “narcisista” si tende a fare riferimento alla vanità che può essere patologica e non, ma il narcisismo patologico non si riferisce a questo.

In psicologia il narcisismo patologico viene denominato come “disturbo narcisistico di personalità” ed é caratterizzato dal senso grandioso del sè, spiccato egocentrismo, mancanza di empatia, desiderio di ammirazione.

Si tratta di un disturbo diffuso nei maschi con un 18% di individui che ne soffrono di più rispetto al 6% delle donne.


La cause del narcisismo vengono attribuite spesso a fattori di ereditari e ambientali.


Lo psichiatra e psicanalista austriaco Otto Kernberg affermó che il narcisismo diventa patologico a causa di una mancanza di cure derivanti da genitori anaffettivi o passivo aggressivo. Per questo i figli si difendono da questa situazione sviluppando una percezione grandiosa di sè.

Sono stati individuati due tipi di narcisismo:

  • Il narcisista OVERT che ha un elevata autostima e una bassa tolleranza delle critiche. Presenta un comportamento sicuro e un livello ridotto di ansia nelle relazioni sociali, l’ossessione per il successo, la necessità di dominare o comandare.

  • Il narcisista COVERT che presenta un’introversione, un’alta sensibilità, vulnerabilità a i giudizi e alle critiche, svalutazione di sè e idealizzazione degli altri.

Otto Kernberg ha individuato un ulteriore tipo di narcisista (quello Magliano o perverso).

Questo narcisista infatti è il più patologico di tutti: ha le stesse caratteristiche dei narcisisti ma con l’aggiunta di tratti borderline, paranoici e anti sociali.

Essi agiscono tramite la manipolazione, approfittando dell’amore altrui, a scopo egoistico non provando nessun senso di colpa. Fanno finta di amare, ma non provano nessun sentimento anzi, tendono a maltrattare: l’altro è lo specchio in cui si riflette.

Si tratta di persone che a loro volta hanno subito traumi o maltrattamenti in età precoce.


Secondo voi, Berlino de “La casa di carta” che tipo di narcisista è?


La diagnosi di Berlino, uno dei protagonisti de La Casa di Carta, potrebbe essere a tutti gli effetti quella di un erotomane, un soggetto nel quale l’amore è patologizzato, incastrato nella certezza di essere amato e quindi impossibilitato ad amare.

Nonostante la sua vita sia dedita all’essere riconosciuto e all’essere amato, è estremamente misogino, irrispettoso nei confronti delle donne, proiezione della dolce paranoia di essere amato da chi vuole lui, agendo questa coazione a ripetere (Freud, 1920) contradditoria con la dichiarazione di aver alle spalle ben quattro matrimoni.

La diagnosi di Berlino non è però limitata solo a quella di una struttura psicotica, ma come è definito anche dalla sua cartella clinica svelata dalla polizia nella prima stagione, possiede una personalità narcisistica (McWilliams, 2012), è maniaco di grandezza, mancante di empatia e ha un imponente senso dell’onore. Dipendenza dalla propria immagine, che lo obbliga alla costante ricerca di riconoscimento, accettazione, apprezzamento e rispetto.


Per Andrés di fatti la ferita più sofferta durante la rapina è la diffamazione pubblica, subita da una falsa dichiarazione della polizia attraverso i media, di essere uno sfruttatore di prostitute e ragazze minorenni. L’essere riconosciuto e apprezzato è anche evidente su come si mostri un cultore dell’estetica con una particolare ricercatezza nel vestire e un distinto savoir faire che lo eleva nel gruppo a intellettuale dal buon gusto.

Ma l’atto psicotico erotico più eclatante e che ben si sovrappone al narcisismo di Berlino coincide con il suo sacrificio finale. Berlino, ostruendo l’irruzione della polizia con la propria vita e permettendo ai suoi compagni di scappare, compie un suicidio narcisitico (Kernberg, 2004) dalla connotazione eroica con cui celebra un debito d’amore eterno che la banda, ma anche noi spettatori, avremo sempre nei suoi confronti.


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Al prossimo articolo, un bacio, Miriana.


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