Myanmar: un anno di violenze silenziose contro i civili

Sono passati esattamente 365 giorni da quando l’esercito birmano ha preso il controllo dello Stato incriminando la leader democratica Aung San Suu Kyi e di conseguenza interrompendo la spinta verso la democrazia del paese.



Se la maggior parte dei paesi occidentali nell’ultimo anno ha dovuto far fronte con la pandemia da COVID-19, scontri fra manifestanti pro e no vax, dall’altra parte del mondo, in Myanmar, da quel 1° febbraio 2021 niente è stato più come prima.

Da quel momento la gravità delle violenze contro i bambini, civili e personale umanitario non ha fatto altro che inasprirsi, tanto che alcuni esperti parlano di guerra civile.

I costi purtroppo sono alti. Secondo le Nazioni Unite, 150’000 bambini e 405’000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti all’interno del paese. Diversi villaggi sono stati rasi al suolo dai militari. Alcune fonti, fra le quali l'Organizzazione Internazionale Save The Children, hanno riportato che nelle ultime due settimane diversi bambini e adolescenti sono rimasti uccisi in bombardamenti e raid militari. In totale sono state uccise circa 1500 persone dalle forze armate, 8800 arrestate ed un numero sconosciuto di persone torturate e fatte scomparire.


Dall'inizio del colpo di Stato, i cittadini birmani non si sono sottomessi a tali abusi ma hanno unito le loro forze dando vita ad un sorprendente livello di resistenza popolare, lottando per i propri diritti e per la propria libertà.


Tuttavia questa ribellione dei civili ha ostacolato i trasporti, i servizi bancari e le istituzioni governative bloccandone l'economia del paese già perturbata dall'aumento di persone malate da Covid-19.


Il Myanmar è da sempre stato fra i paesi più poveri e meno sviluppati al mondo a causa dell'isolamento economico e di decenni di stagnazione. Di conseguenza, e a causa del Golpe e della pandemia, il sistema sanitario pubblico non riesce a far fronte al continuo aumento di persone ferite e di ammalati portando il paese ad una propria e vera emergenza sanitaria mai vista prima.


Le Nazione Unite e le organizzazione no profit sono state da sempre incapaci di influire in maniera significativa, di conseguenza le condizioni per un conflitto prolungato sembrano diventare sempre più concrete. Dopo un anno, sembra molto difficile prevedere che la pace un giorno possa tornare fra gli accoglienti cittadini della Birmania.










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