Perché i soldati eseguono sempre gli ordini e non si fermano di fronte alla morte?

La guerra, sin dall’antichità, ha sempre fatto parte della vita dell’individuo. Ma come mai, di fronte alla morte, al terrore, allo sterminio, di fronte ai visi di tanti bambini che chiedono pietà, i soldati non si fermano e continuano a sparare, mutilare, bombardare, migliaia di civili innocenti?


A partire dagli anni cinquanta del novecento, la psicologia sociale si è interrogata sui motivi che possono portare le persone a comportarsi in maniera illogica o dannosa per gli altri quando sono sottoposte a influenza da parte del gruppo, o da figure che si presentano come dotate di autorità e carisma.


Due studi in particolare, tutto condotti negli Stati Uniti, hanno indagato queste soluzioni.


Lo psicologo statunitense, Solomon Asch, condusse diversi esperimenti sul fenomeno del conformismo all’interno dei gruppi. Uno in particolare coinvolgeva una decina di individui: tutti meno uno erano complici dello sperimentatore, mentre l’unico soggetto ignaro era convinto di partecipare ad uno studio sui meccanismi percettivi.


In momenti diversi vennero mostrati ai partecipanti due cartellini: sul primo era tracciata un’unica linea, sull’altro tre segmenti di lunghezza diversa.

Per un certo numero di prove tutto procedette per il verso giusto ma, ad un certo punto, i soggetti complici cominciarono a dare risposte unanimi ma sbagliate. L’individuo ignaro si trovò così a formulare il suo giudizio dopo aver sentito quello di una maggioranza convinta e compatta. Così, nonostante la risposta fosse sbagliata, si sentiva a disagio a sentirsi da solo di fronte ad una valutazione salda e unanime e rispose anch’esso in maniera errata.


Un altro esperimento che ci spiega il perché, di fronte al male, l’essere umano va avanti e non si ferma, è l’esperimento svoltosi nel 1961 da Stanley Milgram, allievo di Asch.

Egli intendeva dimostrare che il conformismo non produce solo una distorsione volontaria o involontaria dei nostri giudizi e delle nostre opinioni, ma può addirittura spingerci a compiere azioni dannose per gli altri e contrari alle nostre convinzioni morali.

Egli voleva evidenziare la tendenza degli individui a conformarsi all’autorità anche in situazioni emotivamente coinvolgenti, nelle quali si tratta di causare la sofferenza di un’altra persona.


Milgram trasse la motivazione di questa ricerca dalla discussione intorno alla responsabilità dei crimini contro l’umanità commessi dai nazisti.


In quel periodo infatti era in corso a Gerusalemme il processo contro Adolf Eichmann (uno dei principali organizzatori delle deportazioni di massa degli ebrei verso i campi di sterminino) che fu riconosciuto colpevole di genocidio (e fu impiccato). Egli si difese dichiarando semplicemente che stava eseguendo gli ordini che aveva ricevuto.


Ritornando all’esperimento, Milgram convocó nel suo laboratorio gruppi di tre persone dichiarando che voleva studiare l’effetto delle punizioni sull’apprendimento.

Due di questi erano d’accordo con Milgram mentre solo uno era ignaro dell’esperimento.

Uno dei collaboratori recitava la parte dell’allievo e veniva fatto sedere su una sedia elettrica mentre l’altro impersonava lo sperimentatore che aveva il compito di leggere una serie di parole che l’allievo doveva memorizzare.

Il soggetto-cavia faceva da istruttore e ad ogni errore di memorizzazione l’istruttore doveva somministrare all’allievo una scarica elettrica che poteva variare dai 15 ai 450 Volt.

Lo sperimentatore ad ogni sbaglio dell’allievo chiedeva al soggetto di somministrare le scariche sempre più forti.

Naturalmente non vi era nessuna scossa elettrica, infatti l’allievo fingeva di riceverla ogni volta che il soggetto sperimentale azionava il comando.


Man mano che le scosse salivano di livello, l’allievo si lamentava sempre più e gridava implorando di smettere con le scosse o fingeva di svenire.

In definitiva 26 soggetti su 40 arrivarono fino alla fine dell’esperimento, malgrado molti di essi manifestassero un evidente disagio nel farlo, con segni come tremori, sudorazione, mordersi le labbra o le unghie.

Milgram scoprì che, in presenza di altri, i soggetti distribuivano scariche elettriche più potenti di quelli che infliggevano quando erano da soli di fronte all’allievo.

Ciò dimostrava che essi subivano l’influenza dell’autorità, tanto più perché questa si presentava portatrice di progresso e di conoscenza: i soggetti sperimentali erano persone comuni coinvolte apparentemente in una ricerca presentata come valida dal punto di vista scientifico e professionale malgrado fosse evidentemente basata sull’infliggere dolore fisico a un essere umano.


Tutto ciò ci spiega il perché, di fronte alla morte, i soldati spesso eseguono gli ordini senza fermarsi.


E voi cosa ne pensate? Sareste capaci di eseguire gli ordini solo perché vi sono stati imposti da un’autoritá?


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Al prossimo articolo, un bacio, Miriana.


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